Di tutte le creature che popolano il Mondo Fatato, gli Elfi sono tra i più inavvicinabili e misteriosi, tanto che agli esseri umani sembrano incarnare un desiderio di bellezza e di eterna giovinezza.
Il loro antico nome nordico è alfr ed indica i geni della mitologia nordica, simbolo delle forze dell'aria, del fuoco, della terra e dei fenomeni atmosferici in generale.
Sono molto saggi ma dagli spiriti capricciosi, talvolta benevoli, talvolta malevoli sono tuttavia dotati di forte potenza.
Tutti gli elfi adorano suonare, cantare e ballare e nelle notti estive di luna piena, si ritrovano insieme alle Fate ai margini dei boschi, nei posti ricoperti di muschio, per cantare, suonare e ballare insieme, formando un cerchio e tenendosi per mano.
Essendo i primi abitanti saggi e dotati di ragione in tutto il pianeta, hanno assistito allo sviluppo delle altre razze. Furono inoltre i primi a formare uno stato e a comprendere e padroneggiare la magia.
In origine, gli elfi erano suddivisi in diverse specie. Ciò costituì da base per la creazione di famiglie: grandi comunità di elfi unite da legami di sangue.
Le leggi e le strutture dello stato elfico furono fissati molto prima del Grande cataclisma. Tali strutture furono a lungo discusse e infine approvate dai rappresentati delle famiglie più influenti durante un evento ricorrente: il ballo degli elfi. Il ballo degli elfi era un’occasione di incontro
importante nel mondo elfico ed era durante questi incontri che venivano
prese le decisioni più importanti che interessavano l’intero regno. Le discussioni sull’uso della magia e su questioni politiche erano spesso il
tema principale dei dibattiti.
(Dagli Annali della storia degli Elfi)
A tutti i viandanti di passaggio benvenuti nel mondo degli Elfi - lasciate un commento voi che entrate ..........
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domenica 26 maggio 2013
lunedì 4 marzo 2013
Storia degli Elfi
Eccovi riportata dagli annali della storia degli Elfi una interessante storia sulle loro origini :
Mi è piaciuta molto e per questo motivo ho pensato di riportarvela
Gli Elfi hanno occhi risplendenti della luce delle Stelle, la stessa luce che hanno visto alla loro nascita.

capelli d'oro, d'argento o neri quanto l'ambra nera; emanano luce, e il suono delle loro voci è puro, dolce e vario come l'acqua di fonte.
La storia di questo popolo, benedetto da Iluvatar, perchè immortale, destinato alla malinconia e alla tristezza, è narrata con particolare affetto da Tolkien nei suoi libri.
La fine della Terza Era del mondo segnò la fine della permanenza degli Elfi nella Terra di Mezzo, e nella Quarta Era, quella del Dominio degli Uomini, l'ultimo Elfo salpò con l'ultima nave per le Aule di Mandos.
Fonte storia : Fatemania
Mi è piaciuta molto e per questo motivo ho pensato di riportarvela
Cosa si narra della storia degli elfi? come nascono ?
Iluvatar li fece nascere sotto le Stelle, e tra tutte le cose, è proprio la luce
delle Stelle quella che essi amano di più.
Gli Elfi sono immortali e vivono a lungo quanto la Terra, senza conoscere malattie e pestilenze, ma i loro corpi hanno la stessa sostanza della Terra, e come essa sono passibili di distruzione.
Alti quanto gli Uomini, gli Elfi sono però più forti di cuore e di membra, e il volgere degli anni e delle Ere porta loro non già vecchiaia, ma altra bellezza e saggezza.
Possono essere uccisi dalle armi o dal dolore, ma la loro non è che una morte apparente, perchè la loro vita continuava nelle Aule di Mandos, in Valinor, da dove col tempo possono tornare.

capelli d'oro, d'argento o neri quanto l'ambra nera; emanano luce, e il suono delle loro voci è puro, dolce e vario come l'acqua di fonte.La storia di questo popolo, benedetto da Iluvatar, perchè immortale, destinato alla malinconia e alla tristezza, è narrata con particolare affetto da Tolkien nei suoi libri.
La fine della Terza Era del mondo segnò la fine della permanenza degli Elfi nella Terra di Mezzo, e nella Quarta Era, quella del Dominio degli Uomini, l'ultimo Elfo salpò con l'ultima nave per le Aule di Mandos.
Fonte storia : Fatemania
giovedì 3 novembre 2011
La Leggenda della Creazione degli Elfi
----La creazione degli elfi----
Dal
Caos primordiale scaturirono gli dei, già adulti e perfettamente
formati. Ognuno di loro si attribuì il dominio su determinate forze
della natura, essendo tutti egualmente dotati del potere dell'universo e
collaborarono per la prima (e l'ultima) volta alla creazione dei mondi.
Alcuni usarono i loro poteri meglio dei loro fratelli. Tra gli dei più
saggi si costituì fin dall'inizio un'alleanza. Essi sapevano come
utilizzare la loro forza. Questo consesso divino, che si diede nome
Seldarine (o Confraternita del Bosco), si dedicò alla creazione di
alcune parti del mondo. Mentre le altre divinità litigavano sulle
rispettive sfere di influenza e sul possesso delle virtù, i Seldarine
modificarono i loro domini terreni rendendoli più belli e
lussureggianti. Inoltre, crearono involucri destinati ad ospitare lo
spirito dei primi esseri senzienti che avrebbero piede su questi mondi:
gli esseri con il nome di Elfi; fecero questi corpi con cura e
attenzione, e li dotarono di straordinaria bellezza. Gli altri dei,
accecati dalla gelosia, tentarono di emularli. Produssero anch'essi, in
tutta fretta, delle creature in grado di rivaleggiare con quelle dei
Seldarine, ma non dedicarono alla creazione il tempo necessario e così i
loro risultati furono imperfetti, eppure non se ne curarono. Questi
esseri non somigliavano affatto a quelli creati dai Seldarine: molti
erano dei mostri che un giorno avrebbero abitato i sogni degli Elfi. Di
tutti quei grezzi simulacri, solo quelli riservati gli Uomini avevano
qualche potenzialità: anch'essi avrebbero avuto, un giorno, la capacità
di cambiare il mondo come gli Elfi. Gli dei delle nuove razze avevano
avuto troppa fretta di ripetere un'impresa che agli dei più saggi aveva
richiesto eoni. Ma nessuno di questi costrutti avrebbe preso vita fino
allo storico incontro tra Corellon Larethian e Gruumsh, capo dei nemici
dei Seldarine.
Larian Cantodiluce, Sacro Servitore di Corellon Larethian
Nella mitologia elfica gli dei non hanno, stranamente, molto da dire; si lascia spazio alle interpretazioni. Gli elfi credono che la loro religione si accosti alla realtà storica più di quanto non facciano i culti delle altre razze. Questo può essere in parte vero, poiché gli elfi hanno un vita tanto lunga da poter ricordare com'è andata: le generazioni tra la creazione ed il presente sono, nel loro caso, molto meno numerose delle nostre. La dispersione della verità è stata, dicono, decisamente inferiore: a differenza della storia degli altri popoli, sostengono, quella degli elfi è veritiera. Gli innumerevoli anni trascorsi dall'inizio del mondo hanno visto succedersi qualche centinaio di generazioni elfiche, mentre nel frattempo migliaia, o addirittura milioni, di generazioni delle altre razze sono vissute e morte. Non c'è da stupirsi se gli elfi sono convinti che la loro storia sia meno soggetta delle altre alle inesattezze derivanti dal troppo tempo passato. Le varie versioni della creazione che gli elfi forniscono, inoltre, sono meno numerose rispetto a quelle delle altre razze. Gli uomini ne hanno un numero pressoché illimitato, praticamente una per ogni città. I nani ne hanno ancora di più e le cambiano continuamente per esaltare la loro razza e la loro tribù rispetto alle altre. Anche halfling e gnomi hanno troppi miti, pur essendo meno inclini dei nani a magnificare le proprie virtù. Persino gli Orchi e gli altri umanoidi malvagi hanno storie con cui rinfrancarsi nelle loro caverne umide e fumose. Ecco come prosegue la storia di Larian Cantodiluce. Non si tratta di un resoconto imparziale, ma riesce a cogliere gli argomenti essenziali della storia elfica della creazione. Quando il dio Gruumsh vide le creature dei Seldarine, gli Elfi, li giudicò un abominio e si adirò. Per la prima volta, nelle vene di una divinità pulsò il desiderio del sangue. Gruumsh si preparava ad assalire i Seldarine. Alcune divinità accorsero sotto le sue insegne; altre rimasero in disparte. Molte, tra cui Moradin Forgiatore di anime e Garl Orolucente, scelsero di stare con i Seldarine, perché anche loro avevano riservatoper sé delle parti del mondo (non le stesse dei Seldarine). Non appena il furibondo Gruumsh attaccò Corellon Larethian, il capo dei Seldarine, ebbe inizio una grande battaglia: la Guerra degli Dei. Nessuno sa quanto durò, imperversando sui campi incontaminati di tutti i pianeti. Ognuno dei contendenti subì gravi perdite. Mentre gli altri cadevano sul campo (gravemente feriti, ma non morti), Gruumsh e Corellon non demordevano e, anzi, continuavano a battersi fieramente attraverso i piani, spargendo sangue ovunque tra i mondi. Con l'avvicinarsi della notte, i poteri di Gruumsh si rafforzavano, mentre Corellon si indeboliva. Tutto sembrava perduto per i Seldarine. Dalla luna caddero lacrime sul volto ferito di Corellon e si mischiarono al suo sangue. Allora Corellon si rivolse verso i compagni, e fu lì che trovò la forza. Roteò la spada e cavò un occhio a Gruumsh (che da allora fu detto Un Occhio) con un solo, tremendo colpo. Il dio urlò di dolore e perse icore nero dalla ferita; voltò le spalle e si ritirò negli inferi. Lì rimase a covare il suo odio, creando i nemici dei Seldarine. La più riuscita delle sue opere, scaturite dalla forgia della sua ira e dal nero sangue, furono gli Orchi. Per questo ancor oggi Elfi ed Orchi sono nemici mortali: fin dall'inizio, prima della loro creazione, gli spiriti dei loro dei lottavano l'uni contro gli altri. Con la sconfitta di Gruumsh, i Seldarine ed i loro alleati poterono proseguire il lavoro. Raccolsero le lacrime della luna ed il sangue perso da Corellon nella grande battaglia, e li versarono negli involucri che avevano creato e vi infusero la loro anima. Ogni dio trasmise le proprie virtù alla nuova razza, che allevò e nutrì. Fu così che gli Elfi nacquero dal sangue di Corellon Larethian unito alla Terra, benedetta dalle lacrime della Luna e questo li rese simili agli dei. Le altre divinità videro questo e cercarono di imitarlo, infondendo la vita nelle loro creature deformi, con vari risultati. Ahimé, tutte le altre razze non sono che imitazioni malriuscite degli Elfi. La storia della Guerra degli Dei spiega alcune caratteristiche fisiche e psichiche degli elfi. Devono la loro longevità al fatto di essersi formati dal sangue divino di Corellon Larethian, la loro eterea bellezza (che ha portato molti a venerarli come dei) alle lacrime della luna e il loro forte legame con la terra perchè è parte di loro. Per gli elfi queste leggende sono la prova del loro grande ruolo nello schema delle cose. Studiando la mitologia si può capire perché gli elfi siano tanto sicuri di quale sia il loro posto nell'universo e si preoccupino raramente di cose che metterebbero in crisi gli esseri inferiori. Gli altri miti offrono spiegazioni diverse della loro natura elfica. Quello che presentiamo ora è un resoconto di Sarathos-Telanith che chiarisce ulteriori aspetti della storia elfica, riguardo all'episodio cui fu dovuta la separazione tra i vari popoli: la Guerra degli Elfi. Dopo la Guerra degli Dei, le divinità si spartirono il mondo, in modo che le loro creature potessero crescere e prosperare. I Seldarine scelsero le foreste per gli Elfi loro figli, ma li incoraggiarono segretamente ad espandersi dove volessero. Gli altri dei fecero altrettanto e le varie razze si trovarono ben presto a combattere tra loro per il dominio delle terre: l'odio di Gruumsh il Maledetto si era sparso sui mortali. In quel tempo gli Elfi costituivano un sol popolo; c'erano delle differenze, ma si trattava di caratteristiche individuali più che di divisioni sociali. Le divergenze erano una questione di personalità individuale; tra gli Elfi regnava l'armonia. C'erano individui assetati di potere ed altri che non sopportavano di vivere entro le anguste mura di una città; alcuni erano decisamente xenofobi e volevano bandire Nani ed Uomini dalle terre degli Elfi, per tenere alla larga quelle razze maledette dagli dei. Altri ancora, di sentimenti più moderati, erano disprezzati dai loro simili. Ogni Elfo era convinto di aver ragione e ciascuno cercava di imporre le proprie convinzioni agli altri. Il male si nutriva di questa atmosfera di sfiducia e dissenso. Le antiche città elfiche decaddero e la Regina dei Ragni Lolth si insinuò nei cuori di molti Elfi, che se ne servirono per guadagnare potere; la sua malvagità finì per fuorviarli ulteriormente. Questi Elfi si diedero a praticare la magia nera e l'occultismo per diventare più potenti, allontanandosi dalla luce che avevano tanto amato. La tensione divenne intollerabile: gli Elfi che avevano abbracciato la religione di Lolth invasero le città e massacrarono i loro fratelli. Il primo attacco avvenne col favore delle tenebre, mentre gli altri Elfi non ebbero modo di difendersi. Avendo previsto i tempi cupi che stavano per arrivare, però, si erano preparati alla guerra. I loro preparativi non furono vani: risposero al'aggressione. La Guerra degli Elfi si protrasse per decenni e nessuna delle parti otteneva la vittoria. Ci furono migliaia di morti per entrambei ed il numero dei feriti era ancora più alto. Gli Elfi fedeli a Lolth presero il nome di Elfi Scuri in ragione della loro nuova alleanza, e si insediarono nelle città conquistate, ammassandosi in vista dello scontro finale. Lolth sparse minacciose nubi nere per spaventare gli Elfi mortali. Pensavano di vincere, ma intervennero gli dei. Corellon Larethian ed i suoi penetrarono a fondo nel territorio degli Elfi Scuri. Lottarono a lungo, strenuamente, per sconfiggere le forze del male. Infine, Corellon trovò la temibile Regina dei Ragni e l'attaccò. La magia si diffuse ovunque e il sangue scorse a fiumi. Corellon le diede un colpo decisivo che la sprofondò nelle viscere della terra. Con la sconfitta di Lolth le tenebre si dissolsero e il sole riprese a scaldare la terra con i suoi benefici raggi. Gli Elfi Scuri fuggirono il sole purificatore e seguirono la loro dea sconfitta. Scelsero consciamente l'oscurità alla luce. Corellon decise che questo tradimento si sarebbe letto sui loro volti per l'eternità: per questo essi hanno la pelle scura. Corellon costrinse gli Elfi Scuri a stare nell'abisso in cui era sprofondata Lolth la Dea Ragno. Quando l'ultimo di loro fu sceso sottoterra, egli abbandonò gli Elfi al loro destino e se ne andò con le divinità sue alleate nel piano di Arvandor. Le divisioni e il caos frutto della Guerra hanno segnato inesorabilmente la psiche degli Elfi. Molte fazioni si spaventarono di fronte alla sconfitta degli Elfi Scuri, ma alcune non riuscirono a reprimere il proprio scontento e scelsero la secessione: questa fu la cosiddetta Diaspora. Le scissioni iniziate dagli Elfi Scuri proseguirono: la razza elfica si divise in Elfi Grigi, che decisero di vivere sulle montagne; Elfi dei boschi, che tornarono nelle foreste da cui provenivano; Elfi Alti, che rimasero nelle loro città e mantennero le tradizioni tipiche degli elfi. Altri andarono ancora più lontano: negli oceani, nelle regioni polari e nei cieli. Col tempo, questi popoli si differenziarono sempre più ed ognuno sviluppò caratteristiche proprie. Gli Elfi Grigi divennero distaccati e gli Elfi dei boschi selvatici come le foreste in cui vivevano. Gli esploratori si adattarono alle nuove terre, a prescindere dal luogo in cui si stabilirono. A volte continuarono le loro peregrinazioni e vissero come nomadi: sono quelli che nelle campagne del gioco si chiamano Elfi Alti. Questi elfi nomadi incontrarono le altre razze sparse a caso in tutto il mondo: spesso diventarono fonte di leggende per nani, uomini, gnomi e halfling. All'inizio i rapporti furono relativamente pacifici, specie con gnomi ed halfling, ma restavano dei sospetti e la tensione crebbe, particolarmente tra elfi e nani.
Nessuno sa di preciso quali siano i motivi del dissidio con i nani: si dice che sia nato da dispute territoriali o da divergenze ideologiche. Naturalmente, sia gli elfi che i nani si incolpano a vicenda. Qualunque sia la causa, le due razze si sono combattute per molti anni nel corso di guerre acerrime e sanguinose. È seguita una riconciliazione, ma tra loro non c'è ancora completa fiducia.
Il primo contatto tra elfi e uomini si perde nella notte dei tempi. Gli elfi erano per gli uomini figure mitiche, considerate con rispetto e venerazione. Questo atteggiamento si è conservato sino ad oggi e gli elfi restano una sorta di mistero per l'umanità. Sebbene elfi e umani non si siano mai combattuti l'un l'altro in una guerra su vasta scala, ci sono stati alcuni piccoli conflitti. Molti di questi scontri sono stati causati dall'invasione, nelle foreste, da parte degli uomini, che con le loro tecniche barbare facevano legna. Gli elfi ebbero da ridire per la morte della foresta vergine. Inoltre, alcuni individui, avidi e gelosi, approfittarono della situazione per uccidere e sterminare gli elfi. Cosi gli elfi iniziarono a diffidare degli umani, e molti cambiarono parere sulle conoscenze che avevano di quegli esseri. Mentre alcuni rimasero nelle terre degli umani, molti altri ritornarono alle loro terre, le Terre degli Elfi.
Gli Elfi sono un popolo fiero e vedono nella razza umana una brama violenta; e questo, accoppiato col la loro sorprendente fecondità, li rende una seria minaccia. Gli elfi osservano gli uomini ma c'è paura nei loro cuori.
sabato 15 ottobre 2011
Fiaba Islandese sull'origine degli Elfi
Eccomi a raccontarVi una bella fiaba di origine Islandese - trovata in internet - che spiegherebbe così l'origine degli Elfi ...................
Un giorno il buon
Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e
chiese ospitalità. Venne accolto e gli venne offerto persino il letto,
l'unico che possedevano. Si trattava di una famiglia numerosa e i
genitori erano così poveri che non avevano di che vestire i figli. Padre
e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la
metà dei loro figli. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne
avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il
buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: "Mia
buona donna, mi hai davvero presentato tutti i vostri figli?".
"Certamente - mentì la donna sorridendo -Non sono forse abbastanza?".
Dio si accontentò di questa risposta e si sedette a tavola per la cena
con i genitori e la metà dei loro figli. Notò che quella famiglia era
molto pia e ringraziava il Signore per il cibo e, nonostante fosse
appena sufficiente per loro, lo condivisero con lo straniero. Dio notò
con approvazione che tutti i bambini si misero in tasca un po' di pane
secco da portare ai loro fratelli e sorelle nascosti. Il giorno seguente
prima di andarsene, Dio disse alla famiglia tanto ospitale: "Ciò che è
stato nascosto a me verrà nascosto anche agli occhi degli estranei". Da
quel momento, i bambini nudi diventarono invisibili; i genitori li
percepivano e gli altri uomini potevano vederli soltanto quando lo
desideravano i bimbi stessi. Dio diede ai bambini dei fiori, con i quali
poterono vestirsi, e da allora non patirono più il freddo. Essendo
invisibili, dovevano fare attenzione a non essere calpestati, e, per
questo, Dio diede loro le ali, affinché potessero spiccare il volo in
fretta al minimo pericolo. Quei bambini gli erano molto affezionati e
Dio fece loro molti altri doni, che gli uomini comuni non possedevano.
Potevano parlare con i fiori e gli animali e trovavano sempre cibo per
saziarsi e vivere in buona salute. I bambini invisibili crebbero ed
ebbero dei figli, che a loro volta ebbero altri figli. Facevano del bene
agli uomini senza farsi vedere, anche se talvolta si divertivano a far
loro qualche scherzo. Vivevano nelle grotte, negli alberi, in riva ai
fiumi, i più piccoli riuscivano persino ad abitare sulle corolle dei
fiori. Gli uomini visibili li battezzarono Elfi. Mentre gli uomini
sfruttavano la terra, gli Elfi diventarono gli spiriti della natura e
talvolta intervenivano per contrastare le azioni degli uomini
irrispettosi verso la natura. Gli elfi si manifestano di rado: non hanno
molto spazio sulla terra per eseguire le loro danze e per celebrare i
loro riti. Sono sempre in grado di vedere gli uomini; per contro, noi
possiamo vedere gli elfi soltanto quando loro stessi lo desiderano. Se
un giorno tu dovessi incontrare un elfo, comportati gentilmente con lui e
mi raccomando: ricordati di non contrariarlo. Potrebbe anche farti
qualche scherzo...
Fiaba di origine islandese
mercoledì 21 settembre 2011
Dicono di Loro - Origini degli Elfi - Altre fonti
Le origini degli Elfi
Nell'immaginario degli uomini, la storia degli Elfi è alquanto tormentata: nascono come divinità, decadono al rango di creature tra il grottesco e il malvagio, divengono i figli prediletti degli dei con Tolkien, invadono i giochi di ambientazione fantasy e infine rappresentano un ideale di vita...
di Massimiliano Roveri
Celeborn e Galadriel nel Film Il Signore degli Anelli
«Su due sedie sormontate da un baldacchino di rami viventi. sedevano fianco a fianco Celeborn e Galadriel. Si alzarono ad accogliere gli ospiti, secondo l'usanza degli Elfi. Erano molto alti, e la statura della Dama pari a quella del Signore; i loro volti erano gravi e belli. Le vesti bianche, e i capelli della Dama di un oro intenso, e quelli del Sire Celeborn d'argento. lunghi e lucenti, nessuna traccia d'età. salvo forse la profondità dei loro occhi, penetranti come lance, eppur impenetrabili, abissi di arcaici ricordi.»
JRR Tolkien. il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello
I Sidhe (pronuncia Shee) sono il popolo fatato delle leggende celtiche con cui l'epopea elfica ha inizio La loro origine affonda in un mito ancora più antico, quello dei Tuatha De Danaann (la tribù della Dea Danu). la seconda delle popolazioni che occuparono l'Irlanda nel mito: fu il popolo che, grazie all'uso delle arti magiche, conquistò la supremazia sui fir Bolg. I Tuatha De Danaann arrivarono dal cielo avvolti in una nube con i loro quattro tesori magici: la Pietra del Destino, la Lancia di Lugh, la Spada di Danu il Calderone di Dagdha. Nonostante i poteri dei Tuatha, i successivi invasori, i Milesi, avranno poi la meglio. ma il rispetto per il nemico sconfitto e per la sua sapienza magica è tale, che i vincitori canteranno le gesta del popolo che li ha preceduti nel dominio dell'Irlanda, conferendogli un alone di divinità. I re Tuatha assurgono al ruolo di Dei, i Tuatha sono riconosciuti come un popolo permeato dalla magia. È così che nasce faerie, il luogo magico in cui i Tuatha, da ora riconosciuti come i Sidhe, si ritirano per ricomparire di tanto in tanto con le più svariate motivazioni (andare a caccia. danzare sotto la luna, rapire un bambino...). È una sorta di paradiso pagano, in cui i guerrieri combattono per rinascere dopo la morte, e vivono tra banchetti e divertimenti.
La tradizione originaria dei Sidhe-Elfi sarà poi rielaborata dai mille rivoli delle tradizioni popolari, talvolta sovrapponendosi agli spiriti pagani dell'acqua, del mare e delle foreste. Questa stirpe andrà a costituire la miriade di creature del cosiddetto Piccolo Popolo. Si tratta di esseri spesso malvagi, talvolta burloni, sempre elusivi e misteriosi; esseri che esistono tra due mondi e che possono attirare gli umani verso Faerie, un luogo da cui nessuno può (O vuole?) fare ritorno. E’ in questa forma che, prima con Chaucer e poi con Shakespeare, gli elfi entrano nella letteratura; letteratura e tradizione popolare si incontreranno nell'opera di raccolta delle fiabe e leggende irlandesi di W.B. Yeates, il veicolo che ha traghettato i popoli di Faerie verso il mondo contemporaneo.
È con Yeates che arriviamo all'Elfo dell'epoca vittoriana; sostanzialmente un Folletto, una creatura di piccole dimensioni (se si escludono quelli giganteschi...) allegra e spensierata, che visita il nostro mondo per divertirsi alle spalle degli umani. In un certo senso, l'opera di Tolkien è uguale e contraria a quella di Yeates, Se il premio Nobel irlandese ha utilizzato le fonti folcloristiche per creare una narrativa mitologica moderna, l'autore sudafricano, da studioso delle letterature britanniche arcaiche, crea il suo mondo fittizio in primo luogo come laboratorio di linguistica. L’obiettivo e ancora quello di studiare il mito e di salvarlo dall'oblio, ma questa volta 'dall'interno', creando un mondo con lo scopo di scriverne la storia e la mitologia, e analizzarne la sua nascita. E in questa operazione gli Elfi occupano un posto fondamentale caratterizzando l'intera Prima Era, come narrato ne Il Silmarillion, mantenendo una posizione di primo piano nello sviluppo delle vicende della Terra di Mezzo fino alla distruzione dell'unico anello. Figli prediletti dei Valar (le divinità del pantheon tolkieniano), si destarono nella Terra di Mezzo presso il lago Cuivienen (acqua di Risveglio); ancor prima dell'esistenza del sole e della luna gli Elfi furono chiamati a vivere presso i Valar in Aman (le Terre Imperiture), per proteggerli dalla malvagità di Melkor (il Vala ribelle nel quale si ripete il mito della Caduta di Lucifero). Così si ebbe la prima scissione tra le stirpi degli Elfi: gli Avari (coloro che hanno rifiutato) non si recarono in Aman, dando origine agli Elfi Silvani o Elfi Scuri. Le stirpi dei Vanyar, dei Noldor e dei Teleri intrapresero invece la Grande Marcia, ma i Teleri, la stirpe piu' numerosa, si divisero: alcuni rinunciarono al viaggio, come i Nandor (che si rifiutarono di passare i Monti Brumosi), i Laquendi e i Sindar, che saranno poi noti come Elfi Grigi. Coloro che non hanno visto la luce di Aman, non essendone stati toccati, non avranno l'aura di bellezza soprannaturale che accompagnerà i discendenti di coloro che hanno intrapreso il viaggio verso Aman. Solo una minima parte arrivò poi ad Aman, trasportata su un'isola utilizzata da Ulmo, Vala delle acque, come imbarcazione. Vanyar e Noldor costruirono in Aman la città di Tirion e e il Porto dei Cigni (Alqualondè): e il tempo della Pace di Arda, alla luce di Telperion e Laurelin, gli alberi d'argento e d'oro.
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Le trame tessute da Melkor Morgoth (l'Avversario) portarono ben presto alla guerra con Ungoliant. il terribile ragno gigante distrusse gli alberi e si impadronì dei Silmarìl, aprendo una stagione di freddo e oscurità. Assetato di vendetta. Firanor, alla testa dei Noldor, nonostante l'opposizione dei Valar, mosse guerra a Melkor. Ma per impadronirsi delle navi con cui arrivare nella Terra di Mezzo i Noldor combatterono contro i Teleri, divenendo così un popolo maledetto. Le schiere di Finwè arrivarono invece nella Terra di Mezzo attraverso Helcaraxe, il terribile ponte di ghiaccio. Ebbe così inizio la Guerra delle Gemme, ma solo l'intervento dei Valar riuscì a piegare Melkor: il Beleriand (le terre a ovest dei Monti Azzurri) era ormai ridotto a una terra desolata e per lunghi tratti sommersa dal mare... Solo una piccola parte. il Lindon, sopravvisse alla devastazione. Intanto, a Numenor nasceva il primo regno degli Uomini. Molti Elfi abbandonarono nuovamente la Terra di Mezzo. ma da quelli rimasti nacquero il regno di Thranduil di Bosco Atro (descritto ne Lo Hobbit) e di Galadriel e Celeborn a Lothlorien (a cui sono dedicate alcune delle pin belle pagine de lì Signore degli Anelli). Fu in questi tempi che fece la sua comparsa nella Terra di Mezzo Sauron (l'Aborrito), il Maia (divinità minore rispetto ai Valar) malvagio delle schiere di Melkor. Sotto mentite spoglie Sauron riuscì ancora una volta a volgere a suo favore l'amore per la bellezza degli Elfi: infatti spinse Celembrimbor Mano d'Argento a costruire gli Anelli di Potere. Le battaglie che seguirono furono terribili, e solo con l'aiuto dei Numenoreani gli Elfi riuscirono ad arginare le orde nere di Sauron. La risposta del Maia fu tremenda: Numenor fu distrutta. Aman e la Terra di Mezzo furono divise, Terreno e Ultraterreno non avrebbero più potuto convivere finche il mondo fosse infestato dalla presenza dell'Oscuro Signore. La nuova guerra contro Sauron vide la sua sconfitta, ma al caro prezzo della morte di Gil Galad, ultimo re dei Noldon ed Elendil, il fondatore dei Regni Numenoreani nella Terra di Mezzo lì resto, sarà storia che riguarda anche gli Hobbit...
La storia degli Elfi in Tolkien è quindi epica e drammatica: le vicende della Terra di Mezzo costituiscono una vera e propria storia morale di cui gli Elfi sono protagonisti, e il loro destino è direttamente correlato a quello delle divinità. I temi classici di ogni mitologia sono chiaramente presenti: la vita nel paradiso terrestre , la caduta, la ribellione contro la divinità, il riconoscimento del Male e la lotta contro di esso. L’Elfo è quindi una creatura permeata di essenza divina, e che è amica degli dei. Questa sua posizione lo rende di conseguenza un essere alle soglie della perfezione, e in quanto tale bellissimo nell'aspetto, agile, slanciato, coraggioso, dotato di una profonda saggezza. Ma la perfezione può essere la causa di tremendi errori: lo testimoniano le scissioni in seno alla stirpe elfica, e soprattutto la facilità con cui l’Elfo, in nome della bellezza, cade di fronte alle tentazioni di Sauron. Non è un caso che la vicenda dell'anello abbia bisogno, per concludersi felicemente, del coinvolgimento delle altre razze dei Popoli Liberi (Nani, Umani e gli apparentemente insignificanti Hobbit). È indubbio il fatto che tutte le ambientazione successive hanno dovuto ‘fare i conti ’ con gli Elfi di Tolkien, talvolta banalizzandone la caratterizzazione. Così il distacco dalla realtà materiale, dovuto alla divinità degli Elfi, diviene molto spesso presunzione o razzismo o incapacità di relazionarsi con le altre razze, l'intenso rapporto con la natura e il pretesto per costruire personaggi in calzamaglia verde e calzature leggere. Naturalmente non mancano casi in cui la rivisitazione dei grandi temi tolkieniani e originale e innovativa: i Faerie di Cosile Folkenstein lasciano il loro regno incantato a caccia di avventure steam fantasy, perché trovano noiosa la perfezione dei loro stessi simili e amano la spontanea passionalità degli umani: i Sidhe di Changeling: the Dreaming incarnano la nobiltà e l'aura di perfezione che gia abbiamo trovato negli Elfi di Tolkien, tornando alla gioia selvaggia dei miti celtici in cui gli Elfi sono esseri belli e terribili che vivono al di la del tempo. La caduta dalla perfezione è un altro aspetto che accompagna la rielaborazione della elficità; è singolare che uno degli aspetti marginali della caratterizzazione degli Elfi in Tolkien abbia dato vita a una delle più interessanti rivisitazioni della elficità nei giochi di ruolo, gli Elfi Scuri, Quelli che per Tolkien erano la stirpe non toccata dalla luce del paradiso, diventano terribili creature dell'oscurità, richiamando così le tradizioni del folclore, che vedono alcuni esponenti dei Sidhe come malvagi e spaventosi (gli Sluagh o i Redcap). I Drow di Forgotten Realms sono una dello razze più sanguinarie e malvagie dell'intero multiverso di AD&D. Gli Elfi Scuri del mondo di Martelli da Guerra hanno origine dal fascino subito da alcuni Elfi alti per gli dei del Caos: la corruzione creò una stirpe che perse le consuete caratteristiche di fascino e bellezza e sviluppò una contorta malignità d'animo. Gli Elfi Scuri furono banditi dai Regni Elfici con una sanguinosa guerra civile, che li costrinse a rifugiarsi nelle oscure foreste confinanti con le terre del Caos, nell'estremo nord del Nuovo Mondo. Paradossalmente, un'ambientazione che rilegge gli stereotipi della elficità in una chiave originale e non banale è quella di Flintloque, che sovrappone l'orgoglio e il valore degli Elfi alla grandeur della Francia napoleonica: gli Elfi del Cristallo sono la razza del mondo di Valon con la migliore organizzazione militare. La rivolta del principe Mordred, con l'invenzione della Polvere Nera, e il motivo scatenante di un conflitto che seminerà morte e distruzione ovunque. Gli ideali elfici di superiorità si confondono con l'orgoglio della Guardia Imperiale napoleonica, la proverbiale destrezza in battaglia di queste creature veloci e agilissime richiama l'impressionante superiorità di manovra delle truppe francesi comandate da Bonaparte
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Un altro aspetto singolare del rapporto tra Elfi e Umani e il recente utilizzo della figura mitica dell'Elfo come ideale di vita alternativo. Avrete sicuramente sentito parlare delle comunità di Elfi che si sono insediate in alcuni sobborghi abbandonati delle montagne toscane della Garfagnana. Si tratta di piccoli gruppi, che vivono senza elettricità o acqua corrente, coltivando la terra e producendo oggetti di piccolo artigianato. Talvolta li troviamo a fiere e feste di paese, dove vendono collanine, bracciali.. Per un giocatore di ruolo o per un appassionato di letteratura fantastica parlare con uno di loro, o semplicemente vederli scendere dal bosco per andare a far provviste in paese, può essere un'esperienza molto profonda. Anche la New Age, filosofia religione che dal mondo anglosassone sta contagiando un po' tutto l'Occidente, rifacendosi per certi aspetti alla mitologia celtica, e comunque a un rapporto più equilibrato con la realtà che ci circonda, accoglie elementi elfici. Sentir parlare di consapevolezza di sè e armonia con la natura non può non far pensare agli Elfi di Lothlorien e alla loro capacità di comprendere la bellezza del Bosco Dorato. Lungi da noi l'intenzione di darsi ad analisi sociologiche, ci piace segnalare l'esistenza di questo approccio filosofico come conferma del fascino che gli Elfi continuano a esercitare sull'immaginario: il mito di un essere perfetto, malinconico nella sua perfezione, altero e al di là del tempo che scorre, e probabilmente immortale.
Le Origini degli Elfi
«Su due sedie sormontate da un baldacchino di rami viventi. sedevano fianco a fianco Celeborn e Galadriel. Si alzarono ad accogliere gli ospiti, secondo l'usanza degli Elfi. Erano molto alti, e la statura della Dama pari a quella del Signore; i loro volti erano gravi e belli. Le vesti bianche, e i capelli della Dama di un oro intenso, e quelli del Sire Celeborn d'argento. lunghi e lucenti, nessuna traccia d'età. salvo forse la profondità dei loro occhi, penetranti come lance, eppur impenetrabili, abissi di arcaici ricordi.»
Secondo Wikipedia:
L'elfo (probabilmente dal norreno alf[a]r) è uno spirito genio della mitologia norrena e non solo. Gli elfi sono simboli delle forze dell'aria, del fuoco, della terra, dell'acqua e dei fenomeni atmosferici in generale.
Essi sono spiriti simili agli umani, alti e magri ma forti e velocissimi, volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Sono descritti con una grande vista e un udito molto sensibile. Non hanno barba, hanno capelli perlopiù biondi e occhi chiari che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, si dice che siano dotati di telepatia.
Hanno voce splendida e chiara. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i quattro elementi e per la natura.
Talvolta alcuni possono essere capricciosi e talvolta benevoli con l'uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito e che desiderano aiutare. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della magia. Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi. In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime di defunti, poi furono venerati anche come potenze che favorivano la fecondità. Di qui la distinzione, nella mitologia norrena, fra Døkkálfar, "elfi delle tenebre", e Liósálfar, "elfi della luce".
Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza. Nutrono una grande considerazione per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.
Essi riescono a camminare senza lasciare tracce, immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme. Gli elfi hanno vita lunga invecchiando senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo. Si dice che siano immortali ma che possano venire uccisi.
Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini e dei rapimenti dei bambini umani. Gli elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale stanno le regine e i re delle colline delle fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini. Shakespeare nei suoi pezzi teatrali ha parlato molto spesso degli elfi, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate.
Etimologia della parola
La parola elfo deriva dall'Inglese antico ælf o elf, a sua volta proveniente dal proto-germanico *albiz, dal linguaggio norreno álf(a)r e dall' alto tedesco medio elbe. *Albiz potrebbe provenire dalla lingua protoindoeuropea nella quale *albh significa bianco.
Gli elfi nel genere fantasy
Agli inizi del XX secolo, con il nascere della letteratura fantasy, gli elfi diventano perfetti protagonisti di racconti e romanzi. Un esempio di questo fenomeno sono gli scritti di John Ronald Reuel Tolkien, autore de Il signore degli Anelli, che descrive gli elfi come creature di bell'aspetto, con voci melodiose e cristalline, abili nella forgiatura delle spade, molto agili e immortali se non uccisi in battaglia, riprendendo i canoni della mitologia norrena. Gli elfi continuano ad apparire in molti romanzi fantasy. Terry Brooks ne sceglie uno come protagonista del suo libro La spada di Shannara, descrivendolo come di struttura esile e di statura medio bassa, ma dotato di grande agilità. Alla fine del XX secolo l'immagine dell'elfo viene profondamente cambiata dai libri di J.K. Rowling, che li descrive come domestici al servizio dei maghi, piccoli, esili e dotati di innati poteri magici, quindi molto lontani dalle loro precedenti descrizioni. In alcuni romanzi gli elfi vengono descritti anche come esseri simili alle fate. Nel XXI secolo, Christopher Paolini, nei suoi romanzi, riprende l'immagine dell'elfo come un essere di aspetto gradevole, ma fisicamente molto più forte di un uomo e con poteri magici straordinari. Paolini descrive gli elfi anche come esseri intriganti e affascinanti, ma talvolta ambigui. Nel Mondo Emerso di Licia Troisi gli elfi sono creature presenti solo nei ricordi delle persone. Essi sono emigrati nelle Terre Ignote e, a differenza degli elfi di Paolini e di Tolkien, sono scontrosi e rigidi. Inoltre saranno proprio loro ad attaccare le razze del Mondo Emerso per porre la loro fine e l'inizio della loro Era.
Aspetto fisico Elfi
Razza: Elfi
“Gli alberi raccontano al cielo i segreti della terra. Se voi faceste meno rumore potreste sentire le loro parole giungere direttamente al cuore. Allora, forse, potreste smettere, come noi, di cercare.”
Prendendo in considerazione tutte le sottorazze esistenti, quella degli Elfi costituisce senza dubbio la più popolosa e maggiormente distribuita razza tra quelle che vivono nelle Terre di Elenbar (ovvero “Dimora di stelle” nel linguaggio elfico). Di questa terra essi sono inoltre una delle tre razze originarie e tra queste sicuramente quella dotata della più articolata struttura sociale e degli aspetti culturali più variegati e complessi.
In questo breve trattato la razza viene esposta partendo da un punto di vista antropocentrico che tende a toccare principalmente i seguenti punti:
In questo breve trattato la razza viene esposta partendo da un punto di vista antropocentrico che tende a toccare principalmente i seguenti punti:
- Aspetto Fisico
- Zone geografiche a maggiore densità
- Organizzazione Sociale
- Gruppi militari organizzati
- Armi ed armature preferite
- Aspetti Culturali: breve storia e concezione del Tempo, la Natura, la Terra e il Fuoco
- Il Codice degli elfi
Aspetto Fisico: Gli elfi vengono divisi dagli uomini in quattro sottorazze principali, ma tale divisione non è da loro considerata come rispondente alla verità: essi infatti vedono il proprio come un unico popolo al pari di come gli umani vedono il proprio nonostante le differenze somatiche. L’unica distinzione davvero ammessa dagli elfi è quella che vede gli elfi sotterranei differenziati dagli elfi che vivono in superficie; come detto, però la trattazione che segue è però di tipo antropocentrico per facilitarne la lettura (così come la scrittura).
Gli Elfi sono mammiferi vivipari, per cui incontriamo in essi le stesse differenze biologiche tra i sessi che sono proprie del genere umano. Per quanto riguarda l’aspetto non vi sono differenze rilevanti né da un punto di vista della statura né da quello della corporatura: spalle, vita e fianchi sono propri di una corporatura esile a prescindere dal genere e l’altezza tende ad assestarsi su valori medi. Un’elfa raggiunge la maturità sessuale molti anni prima di un maschio (intorno ai cinquanta anni), sviluppando il seno che di norma resta di piccole dimensioni. Anche nel volto non si trovano differenze significative tra i generi: un elfo maschio è glabro, privo di barba, baffi e in generale di peli in tutto il corpo.
Elfo comune: (anche noto come Elfo o Elfo Alto) caratterizzato da un colore della pelle variabile dal bianco latte fino al bruno scuro a seconda della zona geografica di appartenenza: di un’altezza variabile dal metro e 50 fino al metro e 90 ed un peso conseguentemente oscillante tra i 40 e gli 80 kg con una elevata concentrazione sui valori intermedi, a prescindere dal sesso dell’elfo. L’aspetto complessivo è di norma agile e slanciato con le gambe decisamente più lunghe se viste in proporzione a quelle umane, le dita lunghe e sottili ed un aspetto giudicato di solito molto piacevole.
Il volto se paragonato a quello umano è allungato e caratterizzato da naso, labbra e sopracciglia sottili; orecchie ed occhi sono lievemente più grandi del loro corrispondente umano. Le orecchie in particolare hanno la caratteristica forma a una punta sul lato superiore, mentre gli occhi sono di solito più grandi sull’asse orizzontale e decisamente più “luminosi” di un qualsiasi occhio umano.
Il colore degli occhi più comune è il grigio-verde, un colore che muta con il passare degli anni e ciclicamente con il susseguirsi delle stagioni alternando quindi riflessi verdi a riflessi grigi; altri colori meno frequenti sono il nero, il marrone, il viola e l’azzurro.
Il volto è naturalmente privo di qualsiasi accenno di barba o baffi e i capelli possono assumere molti colori diversi, dal bianco-argento (che non indica affatto l’età avanzata dell’elfo) al nero corvino fino al più raro rosso intenso o al castano con riflessi sul rosso.
Un elfo comune vive in media intorno ai 600 anni ed è dotato di una vista ed un udito molto sviluppati che vanno a compensare i sensi di olfatto, gusto e tatto decisamente meno acuti se paragonati a quello umano. Probabilmente grazie alla forma del padiglione auricolare un elfo è capace di distinguere la provenienza di un suono confuso tra molti altri con molta facilità e riesce ad ascoltare senza troppe difficoltà un bisbigliare distante anche molti metri (nell’ordine della decina).
La forma e la struttura interna dell’occhio permette ad un elfo di raccogliere due volte più luce di quanta non ne raccolga l’occhio umano: la pupilla può allargarsi all’incirca quanto quella di un uomo se non di più, ma un sostrato riflettente interno alla retina (tapetum lucidum) permette di sommare due volte la luce che la raggiunge. Nella pratica questo concede ad un elfo la possibilità di vedere in una notte con la sola luce delle stelle come ci fosse luna piena ed in situazioni di luce crepuscolare o con luna piena e campo sgombro come se fosse pieno giorno. Un elfo non è in grado tuttavia di vedere in situazione di oscurità totale, sia essa magica o naturale.
Il ciclo vitale dell’elfo si svolge nell’arco dell’intera giornata poiché esso in situazioni normali necessita di pochissimo riposo giornaliero (nell’ordine delle tre ore).
Elfo Orientale: (anche noto come Elfo o Elfo Grigio) Le caratteristiche fisiche sono del tutto simili a quelle dell’elfo comune: gli umani hanno imparato a distinguere questi due ceppi in quanto coloro che si sono stabiliti nella zona nord orientale del continente sono caratterizzati da un’altezza che oscilla tra il metro e 50 ed il metro e 70 e dal colore della pelle tendente ad un tenue grigio. Le differenze più marcate si riscontrano nel modo di vivere e nel confronto con le altre razze.
Elfo delle Foreste: (anche noto come Elfo o Elfo Silvano) similmente a quanto scritto per l’elfo Orientale, questa sottorazza si distingue soprattutto per la struttura sociale e le relazioni con le altre razze. Gli elfi delle Foreste sono più alti dei loro simili Orientali e sono caratterizzati da colore della pelle tendente al color del bronzo e capelli di solito scuri se non neri.
Elfo Sotterraneo: (anche noto Primo del Popolo degli Elfi, Kil-Kalan-Idil o Kil-Elvan-Imar, nel linguaggio degli elfi sotterranei; Rinnegato, Scuro o Drow tra gli elfi di superficie). Tanto un elfo di superficie genera di solito in chi lo guarda una certa ammirazione e sembra a volte risplendere nella sua bellezza, allo steso modo la visione di un elfo sotterraneo genera in chi non ne abbia mai visti un senso di disagio e spesso di timore.
La pelle è grigio scuro tendente al nero, le gambe sono lunghe quanto il busto e questo li rende tra gli elfi più bassi delle varie sottorazze (tra il metro 40 e il metro e 60), in compenso sono decisamente più forti e resistenti dei loro cugini di superficie. Il colore dei capelli è spesso bianco o argento e le iridi sono quasi sempre prive di pigmentazione facendo sì che sia visibile il sangue al loro interno: come risultato il colore degli occhi di un elfo sotterraneo è solitamente rosso.
Probabilmente aiutati in passato da qualche potente arcano divino, gli elfi sotterranei riescono a vedere chiaramente non solo in situazione di semioscurità o luce crepuscolare, ma anche in assenza totale di luce, fatto del tutto indispensabile dato il loro habitat naturale. Come rovescio della medaglia, la luce diurna è quasi insopportabile per un elfo sotterraneo che ne viene abbagliato e si muove in situazione di piena luce come un umano avvolto dall’oscurità (si distinguono solo le alcune forme di oggetti o creature circostanti). L’esposizione prolungata ai raggi solari da parte degli elfi sotterranei può in oltre scottare la loro pelle anche in maniera grave, tanto che in superficie essi sono di solito costretti a coprirsi completamente quando attraversano luoghi aperti nei periodi caldi. Un elfo sotterraneo conduce una vita mortalmente pericolosa, in parte per sua scelta in parte a causa dell’ambiente in cui vive, tuttavia quando riesca ad evitare la morte violenta, l’elfa sotterranea è la rappresentante più longeva tra tutte le sottorazze elfiche (vive fino a circa 700 anni).
Zone geografiche a maggiore densità: Tutta la parte del continente a nord della Catena montuosa che taglia in parti diseguali il continente, chiamata dagli elfi I’Nnar’en’Arda (letteralmente “l’osso della terra”), è sotto il controllo diretto degli elfi di superficie, in base ai trattati di pace ratificati al termine della Guerra delle Razze del 141 d.s. e poi rivisti nei primissimi anni del quinto secolo. Gli elfi hanno così visto ridotto a poco più della metà il loro territorio originario che comprendeva, prima dell’arrivo di uomini e nani, l'intero Continente con le sole eccezioni delle grandi paludi nella zona centrale.
In particolare gli Elfi delle Foreste, che si erano stabiliti tra la grande Catena montuosa ed il mare ad est, un tempo ricca di foreste, sono stati costretti a migrare verso ovest al di là delle montagne stabilizzandosi nelle aree che nella mappa si vedono punteggiate di verde: queste aree sono da sempre state sotto il controllo di questa sottorazza, ma in seguito alla guerra la densità è ovviamente aumentata.
Gli Elfi Orientali invece non hanno visto modificare in maniera significativa i loro territori in seguito alla “spartizione” del Continente e sono potuti rimanere nelle loro terre e città, nelle zone che allora come oggi possono essere indicate nella mappa come quelle punteggiate di grigio chiaro: in particolare distinguiamo il territorio orientale che raccoglie la stragrande maggioranza di essi (da cui la classificazione umana) e alcune comunità che si sono invece stabilite lungo i fiordi settentrionali di occidente. In ambo i casi si tratta di una parte del continente che naturalmente ha sempre ospitato una foresta più rada, caratterizzata da clima molto rigido ma di una bellezza tale da mozzare il fiato agli esploratori umani che ancor oggi vi pongano piede. L’intero territorio è attraversato da decine di fiumi di varie dimensioni tanto che l’acqua assume in questa vasta regione l’aspetto di una fedele guida che indirizza ed accompagna chi attraversa la terra che le appartiene investendone piacevolmente tutti i sensi.
Discorso separato va invece fatto per Elfi Comuni e Sotterranei: i primi hanno infatti Capitale e principali città, oltre che la sede del loro Governo, a nord del confine segnalato in bianco nella mappa, però non considerano possibile l’esistenza di restrizioni territoriali (lo stesso possesso della terra è un concetto loro alieno) di conseguenza sono distribuiti in maniera pressoché uniforme in tutta la mappa cercando di rispettare le regole locali e integrandosi il più possibile con la popolazione locale; come conseguenza la mappa non ne riporta la presenza in quanto l’intera Isola continente può essere considerata zona con densità più o meno alta di elfi comuni. I territori sotto il controllo degli Elfi sotterranei invece non possono essere rappresentati su questa mappa in quanto si trovano diverse centinaia di metri al di sotto della superficie terrestre e non seguono minimamente né i confini geografici né tanto meno quelli politici a cui le razze di superficie sono abituate.
Sulla Mappa di superficie è possibile indicare tuttavia gli “accessi” a questo mondo sotterraneo (normalmente portali magici, ma qualche volta anche profonde grotte di tipo naturale), ma tali luoghi non sono di dominio pubblico; stesso discorso deve essere fatto per quanto riguarda le mappe, esistenti tra gli elfi sotterranei, del loro mondo.
Organizzazione Sociale:
Razza Elfi Comuni e Orientali: Popolazione 40 milioni di cui circa 15 milioni di Orientali.
Governo: Monarchia conciliare: gli elfi rispondono ad un governo morale più che materiale. Le decisioni più importanti sono prese da tre grandi Consigli che si riuniscono in luoghi segreti una volta l’anno e portano i loro suggerimenti tramite un unico delegato per Consiglio al vaglio dei monarchi (i quali benché non siano formalmente tenuti a seguirli, non hanno mai preso decisioni che si discostassero dalle linee indicative propostegli). I membri del consiglio sono guerrieri valorosi, sapienti di varie arti, letterati e rappresentanti di Casati ritenuti degni di stima, ogni Consiglio è composto da 600 membri.
Gli Elfi comuni si spostano tranquillamente per tutto il continente non riconoscendo possibile il concetto di proprietà della terra o di confine politico tra Stati tuttavia vedono nella Capitale e nel Monarca il loro degno rappresentante, a prescindere dal luogo dove abbiano deciso di stabilirsi.
Gli Elfi Orientali sono dotati di maggiore senso di appartenenza e di proprietà della terra e questa caratteristica ne fa il popolo che più di tutti crede nell’istituzione governativa come fondamentale per regolare la vita di una Nazione.
L’esercito agisce in maniera autonoma salvo decisione diversa derivante da uno dei Consigli o direttamente dal monarca.
Capo del Governo in Carica: Re Aedril Tassariel, sposato con Ettania “Lial” Ariman (il primo è un Elfo Orientale, la seconda è un’elfa Comune e gode di una più che discreta rilevanza politica).
Capitale: Arween, con una popolazione di circa 100mila elfi ed una locazione incredibilmente ancora ignota a chi non sia elfo di superficie.
Religioni praticate: gli elfi ascoltano la natura in un senso lato difficilmente comprensibile da chi non appartenga a questa razza: il politeismo elementale era molto praticato in passato, in particolare vi è ancora oggi un culto di massa che tende ad identificare la natura e le sua manifestazioni visive come una diretta volontà della Dea della Terra, Gaia. Come è semplice immaginare il culto della divinità che tra gli umani prende il nome di Floranus sta lentamente assumendo un ruolo molto importante.
Raccontano le antiche canzoni Elfiche che poche generazioni prima di quella presente (a partire da almeno 7 secoli prima dello Sbarco degli Umani e dei nani), gli Dei avevano un contatto diretto con la loro razza e la preghiera non era altro che una forma di omaggio alla divinità stessa concretamente presente più che una metafisica richiesta ad un essere Superiore. Il successivo distacco avvenuto tra le divinità e le razze mortali (cominciato già prima dell’iniziazione di Astendar), ha coinvolto anche gli elfi in maniera per loro del tutto inaspettata ed ha portato ad una successiva chiusura soprattutto da parte degli elfi Orientali nei confronti dei nuovi culti vissuti come astratti e delle filosofie a loro legate.
In questo senso si spiega come mai i Culti delle divinità come Thystonius (Divinità della forza e del valore in battaglia), Chorrolis (Divinità del commercio, dei desideri), Garlen (Divinità della salute, delle cure e della medicina), Mynbruje (Divinità della Giustizia e della giusta Vendetta) e Upandal (Divinità della costruzione e dei progetti) siano decisamente poco comuni tra gli elfi Orientali e molto più praticati dagli elfi Comuni anche in virtù del fatto che questi ultimi sono più spesso a contatto con la razza umana in continuo fermento dal punto di vista dei culti e delle cerimonie praticate.
Esercito: Vedi la sezione dedicata ai Gruppi militari Organizzati.
Razza Elfi delle Foreste: Popolazione 15 milioni
Governo: L’organizzazione sociale ha carattere tribale e non risponde ad un organismo di controllo centrale: più degli altri gli elfi delle foreste rispondono ad un codice non scritto di 10 leggi (vedi di seguito). Di conseguenza non hanno mai ritenuto di aver bisogno di una forma di governo dichiarata e stabile: le decisioni più importanti sono prese da un consiglio -composto da 50 tra i più valenti guerrieri rappresentanti tutte le tribù- che si riunisce solo in caso di necessità. Le decisioni del consiglio hanno enorme rilevanza sul comportamento dell’esercito visto che i membri del primo coincidono con molti dei capi del secondo. Nonostante possa sembrare diversamente ad un essere umano non si è di fronte ad una forma di dittatura militare.
I principali gruppi tribali di questa sottorazza sono 13 ma ne sono state recensiti fino a 20, ognuno con caratteristiche proprie ma di fondo un rispetto ferreo del Codice.
Capo del Governo in Carica: Non esiste una figura riconosciuta anche se in caso di estrema necessità tutti gli elfi si atterrebbero ai giudizi dei monarchi elfi, ruoli attualmente ricoperti dall’elfo orientale Re Aedril della dinastia Tassariel e dalla sua consorte, l’elfa comune, Regina Ettania “Lial” Ariman.
Capitale: Nessuna: non esiste una struttura societaria basata sulle città: le popolazioni degli elfi delle Foreste sono per lo più nomadi.
Religione ufficiale: Gli elfi delle Foreste rappresentano l’unica nazione basata su culti che fondamentalmente hanno caratteristiche proprie dell’animismo. Essi infatti attribuiscono un’anima a tutti i fenomeni naturali, una energia che pervade tutto l’esistente, visibile ed invisibile, causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, della stabilità e di ogni cambiamento, intrinseca ad ogni essere vivente, animale o vegetale, e nella materia sia essa solida, liquida o gassosa. Il loro percorso religioso consiste nella acquisizione di una profonda sensibilità nei confronti della natura, nell’osservazione dei fenomeni naturali e degli avvenimenti ciclici come i giorni, le lunazioni, le stagioni; gli elfi silvani leggono di solito la natura come un libro aperto e ne traggono analisi profonde e significative di cosa stia succedendo o di quanto debba ancora avvenire: queste interpretazioni che l’elfo delle foreste è in grado di compiere sono il frutto di una sensibilità ottenuta con l’abitudine alla esplorazione dei significati che, essi affermano, “la natura dona alla comprensione di chi la osserva”. Il loro profondo rispetto per ciò che li circonda e la ferrea volontà nel rispettare il Codice, sono il motivo per cui i sacerdoti che professano i culti delle divinità Elementali e di Mynbruje e Floranus, vedono in loro un modello e spesso si stabiliscono nel loro territorio per apprendere quanto il semplice Culto non è in grado di insegnare.
Esercito: Vedi la sezione dedicata ai Gruppi militari Organizzati.
Razza Elfi Sotterranei: un censimento è praticamente impossibile: le stime che vengono fatte variano da 10 a 50 milioni di individui, ma la percentuale di questi che vive stabilmente in superficie è inferiore all’1%.
Governo: Monarchia Assoluta; il sistema è di stampo feudale classico: La figura nota come “Ilharess” accentra nelle sue mani tutti i Poteri fondamentali, non vi è alcun tipo di restrizione, né carte che regolino un eventuale Habeas Corpus. Di supporto al potere della Ilharess e suoi bracci esecutori, vi sono i Casati più importanti, detentori di titoli nobiliari trasmessi per discendenza: questi amministrano zone più o meno grandi del sottosuolo imponendo in queste aree la propria Legge come emanazione di quella della Regina e a loro volta possono nominare il livello di vassallaggio successivo nella Scala Sociale. Le “Haress”, a capo dei Casati più influenti, ovvero quelli vicini alla Regina, hanno anch’esse potere di vita e di morte su chiunque sia di grado sociale inferiore, ovviamente all’interno del territorio a loro concesso dalla Ilharess.
Capo del Governo in Carica: Jhanniss Ky’alur Fey Brandhe, della Casata Arkhenneld; nome della Carica: Ilharess.
Capitale: La città più importante del primo livello del Sottosuolo sembra essere Cthuluh che conta oltre 60mila abitanti. La locazione di questa città è stata individuata da tempo al di sotto della seconda provincia (ovvero quella immediatamente a sud della provincia di Iolia)
Religione ufficiale: Per lungo tempo lontani da qualsiasi divinità, hanno conosciuto una prima forte ondata di misticismo nel periodo immediatamente precedente alla Guerra per la Vita: molti elfi sotterranei si dedicarono ai culti del Dio Locost e mentre la “Guerra per la Vita” imperversava nel Continente lontano, la terra degli Elfi venne sconvolta dalla più imponente guerra razziale che la loro lunga memoria ricordi, combattuta dagli elfi sotterranei contro le corrispondenti sottorazze di superficie. Guida di questa guerra era il fanatismo e l’enorme potere che il Dio Vampiro aveva donato ai suoi seguaci: la sconfitta delle forze sotterranee fu notevolmente determinata dalla sconfitta del Dio loro Guida ed essi furono costretti a ripiegare. Fino al “periodo dei disordini” la presenza religiosa ebbe una forte battuta d’arresto, ma una in particolare delle nuove divinità sta velocemente trovando seguito nel mondo sotterraneo concedendo poteri eccezionali e favorendo rituali religiosi violenti e brutali. Tale divinità è nota tra gli uomini con il nome di Vestral, ma gli elfi Sotterranei la rappresentano come una figura dalle molte braccia che prende il nome di Thrakat, lo stile dei suoi riti è però riconoscibile facilmente come quelli appartenenti alla divinità dell’Inganno e della Tortura.
Territorio: Il sottosuolo è articolato probabilmente in almeno due livelli dei quali solo il primo è risultato accessibile nel corso dei secoli ad un numero ridotto di esploratori umani e soprattutto nani. Le poche esplorazioni o campagne militari condotte in quel terreno hanno avuto quasi sempre esito funesto per gli abitanti di superficie. Non è quindi possibile stabilire che estensione abbia il territorio sotto il controllo di questa razza in nessuna delle sue dimensioni.
Esercito: Nessuno sa come sia strutturato l’esercito degli Elfi Sotterranei anche se è facile intuire che ne esista uno e che sia molto importante nella società di questi elfi. Si registrano diversi scritti di tattiche di guerra il che fa supporre che l’esercito si possa muovere anche in spazi aperti (non solo in superficie: il mondo sotterraneo dispone anche di caverne tali da fare invidia ad un campo di battaglia) e che disponga di macchine da assedio. Le tattiche di guerriglia notturna sono comunque sicuramente quelle su cui si hanno più dati nella storia umana: l'uso consistente di attacchi magici, inoltre, fa supporre che nell’esercito Drow i maghi siano proporzionalmente più numerosi che negli altri eserciti conosciuti. Non solo i maghi affiancano gli eserciti o i gruppi di assalto degli elfi sotterranei: figura assolutamente centrale tra i militari di professione è quella del chierico che non è utilizzato solo come supporto alle truppe per curare e difendere, al contrario partecipa attivamente alla battaglia diventando spesso una delle figure determinanti per il risultato finale; la storia riporta diversi nomi di chierici spietati al comando di intere guarnigioni: basti ricordare come esempio l’elfo sotterraneo noto tra gli umani come “Santos” che tenne in scacco con meno di 400 suoi simili un numero tre volte superiore di elfi delle foreste, mantenendo la sua posizione all’interno di un castello sul Massiccio del Topo.
Gruppi militari organizzati: Nani ed Umani hanno nell’esercito una delle istituzioni fondamentali su cui poggiare la Nazione prima e l’organizzazione e l’amministrazione dell’impero in seguito: in questo senso si spiega la loro difficoltà ad attribuire il termine “Esercito Regolare” ad una qualsiasi formazione costituita da elfi nel periodo dei primi contattai con questa razza. La Guerra delle razze mostrò infatti le differenze organizzative a svantaggio degli Elfi e costrinse in qualche modo gli stessi a riorganizzare la loro principale forza militare, nel modo ora conosciuto.
Con la sola eccezione della formazione nota come “Scudo Rosso”, i militari di professione elfici costituiscono ancora oggi di solito gruppi di pattugliamento, esplorazione e controllo: in un primo tempo concepiti per poter attaccare le formazioni di orchi con facilità ed in maniera autonoma da un Comando Centrale, non riscuotevano un vero e proprio salario, ma erano aiutati dalle popolazioni residenti nelle terre da loro pattugliate. Sin dai primi scontri con la razza degli umani le formazioni militari hanno modificato in maniera sensibile la loro struttura interna: da un lato, come detto, fu rivisto l’impianto dello “Scudo Rosso”, dall’altro nacque dalla geniale intuizione della comandante Coda Chiazzata la formazione dei “Cani Guerrieri”; a differenza di “Coyote”, “Alci” e “Corde D’arco”, si tratta di militari con una ferma ben definita, addestramenti programmati, tattiche di combattimento insegnate con molta cura ed una ottima disciplina interna (che come da abitudine degli elfi si basa sui concetti di fratellanza e rispetto piuttosto che su quelli di autorità o grado).
- Scudo Rosso esercito regolare Elfico. Mobilitato l’ultima volta alla fine del periodo dei disordini, vi sono rappresentati in uguale modo tutti gli Elfi e ha una struttura simile a quella dell’esercito regolare di umani e nani (grandi reparti composti da 200 elementi: 180 militari, 16 sacerdoti, 4 maghi)
- Coyote. Gruppo di cui si conosce male la formazione dei reparti: quasi sicuramente è composto unicamente da ladri-guastatori con uso del magico.
- Alci. 2-8 Esploratori non combattono se non sono costretti, di solito pattugliano aree in cui sono stati avvistati movimenti “strani”. Reparti tipici di tutti gli Elfi.
- Corde D’arco. Da due a 10 reparti di Arcieri: ogni reparto è composto a sua volta da 12 arcieri (guerrieri-arcieri archi compositi lunghi o potenti da guerra, uso frequente di frecce incantate). Quando si spostano più reparti insieme di solito ne è visibile solo uno mentre gli altri sono a distanza di tiro. Non c’è la figura di un comandante o di un sacerdote guerriero: prima di cominciare una guerra i combattenti eseguono i loro rituali funebri e si riuniscono in una grande assemblea per decidere il piano d’attacco (90% delle volte è stabilito in poco tempo). Nei grossi accampamenti di Corde D'Arco è probabile trovare anche dei maghi di buon livello, sebbene non combattano quasi mai in prima persona: in questi casi si tratta di solito di abilissimi incantatori di frecce e archi. Tipico degli Elfi delle Foreste.
- Cani Guerrieri. Gruppi di guerriglia composti unicamente da 5 o da 10 reparti di 20 elementi: ogni reparto è composto da 12 guerrieri + 5 guastatori + 2 maghi e un capitano. Ogni “gruppo” di Cani guerrieri è guidato da un comandante, ma ogni reparto è autonomo nelle decisioni e nelle tattiche se si trova nell’impossibilità di comunicare con il Comandante. Questo gruppo tende ad attaccare preferendo colpire con azioni veloci e costanti (giorno e notte); notevole uso di trappole, anche magiche e agguati.
Elfo Comune, Orientale e delle Foreste: L’utilizzo delle armi è praticato dagli elfi come tutto ciò a cui si dedicano ovvero come fosse una forma d’arte. Se si escludono i militari di professione all’interno dei gruppi organizzati (vedi di seguito), è possibile impostare un discorso generico su questo uso delle armi che ha portato alla ideazione di particolari armi, poco efficaci in battaglia ma molto utili invece nella pratica delle arti marziali, intesa come disciplina pura, a fini didattici o come attività per il benessere fisico del praticante. Queste armi, seguendo un processo inverso a quanto di solito accade nella società umana, a volte si sono poi evolute in un corrispondente utilizzabile anche in combattimento reale e di cui è difficile trovare corrispettivi nelle altre razze (esclusa quella umana che ha provveduto ad impadronirsi delle giuste intuizioni tecniche degli elfi, imitandole.
Costituiscono armi da allenamento: bastone leggero (lungo e generalmente di legno flessibile), fioretto (spada da punta ad una mano, molto flessibile), ed in conclusione ovviamente qualsiasi tipo di arco, utilizzato in allenamento come in combattimento: corto (composito e no), lungo, ed un particolare tipo di arco detto Daikyu (lungo due metri circa e con impugnatura asimmetrica spostata verso il basso, in modo da poter essere comodamente utilizzato anche stando a cavalo o in ginocchio, ma dalla potenza ridotta rispetto ad altri archi) la cui origine è contesa tra umani ed elfi che sostengono entrambi di averlo inventato per primi.
I militari di professione invece utilizzano le armi in dotazione all'esercito regolare, e tra queste è possibile riconoscere armi comuni a molte razze: i gruppi di fanteria utilizzano solitamente armi in asta a lama lunga e spade di vario tipo (quando in prima linea devono reggere all’attacco della fanteria avversaria), in alternativa picche lunghe fino a sei metri (impiegate contro l’attacco della Cavalleria pesante, ci vogliono due elfi per manovrarne ognuna). Nel corpo a corpo gli elfi combattono solitamente con le spade, a volte con due armi contemporaneamente, di cui la seconda generalmente più leggera. La versatilità è elevatissima: essi usano senza difficoltà armi a doppio tagliente come pugnali, spade corte, spade lunghe, bastarde e in rari casi a due mani (di solito considerate troppo pesanti), ma anche spade con tagliente da un lato solo come scimitarre, sciabole e katana (media lunghezza, lama senza guardamano, eccetto una piccola guardia circolare, ed elsa adatta ad una impugnatura ad una o due mani).
Certamente i reparti più noti tra i gruppi militari organizzati degli elfi sono quelli degli arcieri, siano essi “Corde d’Arco” o un reparto interno allo “Scudo Rosso” (vedi di seguito), la loro maestria in questo settore è degnamente rappresentata dalla fama che hanno guadagnato nei secoli di scontri più o meno duri avvenuti lungo tutto il Continente: quella del tiro con l’arco diventa a volte una visione mistica del mondo, che solo un elfo arciere potrà raccontare.
In conclusione queste sono le armi solitamente preferite dagli elfi di superficie: sebbene essi possano a volte utilizzare anche mazze di vario genere e martelli da guerra, lo considerano una volgarizzazione della disciplina “artistica” della scherma. L’utilizzo dell’ascia è invece praticamente sconosciuto, non essendo diffuso nella civiltà elfica il corrispondente attrezzo contadino per il taglio degli alberi da cui quest’arma si è evoluta.
Si potrebbero quindi enumerare le moltissime armi da cerimonia, quasi inutilizzabili in situazione di combattimento, spesso forgiate da mastri lavoratori di metalli preziosi con l’ausilio dei fabbri: ognuna di queste armi ha una sua interessante storia che però esula da questo contesto.
Nell’utilizzo degli scudi e delle armature gli elfi mantengono intatta la loro versatilità ed ancora la preparazione militare genera quella che poi sarà la scelta futura più di una eventuale predisposizione fisica. Gli scudi utilizzati sono quindi sia piccoli che grandi in legno, placcati o metallo e non è raro anche l’utilizzo di scudi da postazione fissa per proteggere gli arcieri. Le armature posso essere imbottite, in cuoio, borchiate o a scaglie. Molto comuni sono le cotte di maglia (che gli elfi forgiano in maniera assolutamente inimitabile e sono in dotazione soprattutto agli elfi delle foreste e orientali).
Le armature tendono ad essere decorate come le armi, e sono eleganti come un secondo vestito. L’utilizzo di punte e lame sulle armature e sugli scudi è sconveniente, essendo soliti combattere spalla a spalla con i compagni in formazioni serratissime, di conseguenza queste armi mantengono delle linee snelle ed essenziali.
Elfo Sotterraneo: versatile quanto l’elfo di superficie ha però un atteggiamento morale diverso e si distingue in alcune scelte di preferenza; l’elfo sotterraneo tende infatti ad usare mazzafrusti con chiodature particolari, tanto leggere quanto dure e fragili in alcuni punti specifici. Spesso accade che dopo un buon colpo andato a segno tali chiodature si frantumino lasciando le schegge all’interno della ferita del bersaglio provochino gravi infezioni che non di rado portano la vittima alla perdita dell’arto interessato o ad una lenta morte.
Parimenti gli elfi sotterranei non disdegnano di chiodare anche scudi ed armature a piastre combattendo in maniera considerata dagli elfi di superficie “sleale” ma da essi semplicemente come “efficace”.
Molto comuni tra gli elfi sotterranei di rango non elevato sono invece le spade a tagliente singolo (soprattutto le sciabole) e le armature in maglia d'anelli. Lo scudo utilizzato e di un tipo molto particolare, costituito da placche sovrapposte a bordi taglienti che riesce spesso a danneggiare l’arma dell’avversario.
Elfo Marino: sull’utilizzo delle armi degli elfi marini poco si sa, in molti sostengono si tratti della specie più pacifica tra gli elfi e che il suo utilizzo di armi da punta o taglio sia ristretto alla sola difesa e pesca. Molte raffigurazioni di elfi marini riportano gli stessi con dei robusti e lunghi tridenti di colore bruno che, assicurano chi li ha visti, non sembrano in metallo. In queste descrizioni mancano, come è logico immaginare, armature e scudi che in acqua impedirebbero il nuoto: non si hanno descrizioni precise di gruppi militari ufficiali organizzati.
Aspetti Culturali:
[NOTA: Gli aspetti culturali e quelle fasi della storia che non si intuiscono o non siano state spiegate chiaramente finora rimangono a discrezione di uno sviluppo futuro da parte del gioco razziale: qui di seguito
vengono esposti alcuni punti culturalmente interessanti:]
Per avere un quadro che sia più chiaro dal punto di vista umano, potrebbe essere sufficiente considerare i tempi delle tre ere Elfiche come da essi concepite. La prima è detta “Antica” (in elfico, “Iant Coiasira”), ha inizio trentamila anni fa e termina quindicimila anni fa (si tratta di circa quaranta generazioni) con l’avvento della monarchia, registrato dalla lingua scritta, la medesima tuttora esistente con pochissime variazioni.
La seconda era vede la divisione degli elfi di superficie dagli elfi sotterranei, si tratta infatti di un’era aperta e chiusa da due vaste guerre. La seconda guerra è particolarmente interessante agli occhi umani poiché è scoppiata in concomitanza con la “Guerra per la Vita” e per motivi in parte simili. Si parla di eventi accaduti circa ottocento anni fa che insanguinarono tutte le terre emerse e vedevano la causa nei movimenti e negli scontri divini. Il termine della seconda era cade in concomitanza con la presa da parte degli elfi sotterranei della città capitale Arween: gli elfi oscuri catturarono e giustiziarono il giovane Re Nimorod della dinastia Loomi ponendo così fine alla stessa.
Sconfitti e ricacciati i rinnegati nei loro territori oscuri, gli elfi cominciarono a contare la nuova era, quella contemporanea, detta “Era Giovane” (in elfico, “Nessa Coiasira”) caratterizzata dallo sbarco degli umani e dei nani e dai rapporti con queste due razze dalle alterne fortune. Gli umani in particolare dovrebbero tenere presente come, sebbene siano passati cinque secoli e mezzo dalla guerra razziale tra umani ed elfi, alcuni dei giovani combattenti di allora sono ancora vivi e conservano i ricordi di quanto avvenuto o compiuto da ambo le parti e sia stato visto in prima persona. In questo esempio si coglie la grande diversità tra le due razze e la fonte di molte delle incomprensioni: gli uomini vivono un sesto (se non meno) della vita di un elfo e si preoccupano di quello che riguarda loro stessi ed i propri figli e nipoti, coprendo in questo modo non più di un centinaio di anni.
Per gli elfi invece, lo scorrere del tempo è visto come una costante, lenta ed imperturbabile ripetizione: in un lasso di tempo plurisecolare gli affanni, la fretta, il desiderio di modificare ciò che è intorno al soggetto e la frenesia tipica degli uomini diventano ridicoli ed inutili sforzi nel migliore dei casi. Altre volte invece tali sforzi e desideri costituiscono danni irreparabili alla natura (si pensi ai grandi incendi) di cui gli uomini stessi, sebbene artefici, non subiranno le conseguenze.
La Natura: La visione delle cose da un punto di vista più ampio ha portato invece gli elfi alla consapevolezza della necessità di una vita simbiotica con gli altri esseri viventi e la natura nel complesso. Tale principio viene rispettato anche, ad esempio, nell’edificare imponenti complessi urbani come quello della Capitale Arween. Gli elfi difendono questo loro stile di vita solo se ripetutamente violato e attaccato dall’esterno: in apparenza lenti nel prendere le decisioni, preferiscono invece considerare la possibilità che le altre razze siano naturalmente portate a commettere errori. Non vi è mai fretta nelle decisioni di un elfo: egli ha sempre e comunque il tempo necessario e sufficiente per giudicare ciò che viene fatto alla natura con calma, esaminandone con i propri occhi gli effetti nei decenni.
La Terra: Dopo l’arrivo dell’Uomo alcune sottorazze hanno dovuto cambiare il loro modo di vivere: in particolare gli Elfi delle foreste sono la sottorazza che più di ogni altra ha visto modificare le proprie abitudini. Alcuni gruppi tribali sono quasi completamente scomparsi perché privati della loro terra di origine: i tristi canti elfici vedono spesso come protagonista la figura di chi, allontanato dalla propria terra e dai luoghi sacri di caccia dei suoi avi, si è lasciano morire lentamente.
Nel corso degli ultimi due secoli i giovani elfi delle foreste che vivono ai margini dell’Impero umano, si sono fatti sempre più chiusi ed aggressivi. I confini sono protetti ad ogni costo ed è chiaro un processo significativo di militarizzazione che va di pari passo ad una forte ostilità verso ogni forma di cambiamento o di influenza umana. Questa radicalizzazione ha portato all’osservanza rigida del Codice degli Elfi (vedi di seguito) ed in un certo senso anche ad un certo isolamento dalle altre sottorazze elfiche alle quali è rimproverata una eccessiva accondiscendenza nei confronti degli umani. Gli stessi elfi delle foreste sostengono che gli umani non sono altro che “ospiti nella nostra terra per un tempo considerevolmente breve e come ospiti devono imparare a comportarsi”. Non è fatto mistero della volontà di questi gruppi di rispedire gli esseri umani nel loro continente di origine, come da accordi presi e mai rispettati al termine della Guerra delle razze.
Il Fuoco: Come umani, siamo abituati a considerare il fuoco come il fondamento nello sviluppo tecnologico dell’uomo, base per la lavorazione dei metalli: esso è strumento indispensabile per recuperare zone alle foreste e dedicarle alla coltivazione, ma soprattutto da sempre mezzo di difesa quando ancora l’uomo non costruiva le sue case e strumento principe per riscaldarsi. Non stupisce sapere che per alcuni filosofi esso è il simbolo stesso della conoscenza, fonte di luce nell’oscurità.
Date per scontate queste idee appare difficile comprendere come per gli elfi la prospettiva sia completamente differente. Il fuoco non è considerato né un bene né un male: esso fa parte dell’ordine naturale delle cose. Raro e prezioso come alcuni di quei minerali che gli elfi lavorano con arte eccellente (grazie alla magia più che alle fucine), il fuoco prende vita dai fulmini o dalle bocche dei rari vulcani nel continente. Esso cresce e vive come un qualsiasi essere vivente e come tale è destinato a morire in modo naturale a causa delle piogge o spinto dal vento in luoghi dove nulla vi sia da consumare. Il Fuoco è un elemento della natura: esso trasforma e consuma, ma così come toglie la vita la restituisce sotto un’altra forma: le pianure erbose e gli animali che su di esse vivono selvaggi traggono spesso vantaggio dai grandi fuochi naturali mantenendo l’equilibrio dell’intero sistema.
Gli elfi quindi non hanno un odio innato verso il fuoco, al contrario di quanto sostenuto spesso da molti uomini, essi sostengono che al pari di una pioggia molto violenta esso fa parte della Natura. Diverse sono però le reazioni elfiche agli incendi scatenati volontariamente e in particolare fu terribile il giudizio di quanto messo in atto dagli eserciti umani durante la “Guerra delle Razze”. In questi casi la rabbia elfica fu grande almeno quanto lo sgomento di fronte a delle azioni considerate spregevoli. L’equilibrio della natura era gravemente compromesso, il fuoco che si spegneva continuava ad essere alimentato e poi spinto in direzioni innaturali, esso diveniva nelle mani dell’uomo un’arma, perdendo la sua essenza neutrale.
Gli elfi quindi guardano al fuoco con spirito sereno, finché esso non venga usato e distorto dal suo essere.
Il Codice degli Elfi
- Rimani vicino allo Spirito Guida1)
- Mostra grande rispetto per gli Anziani2)
- Dai assistenza e gentilezza ovunque ce ne sia bisogno
- Sii sincero ed onesto sempre
- Fai ciò che sai essere giusto senza esitazione
- Salvaguarda il benessere della mente e del corpo
- Tratta la terra e tutta la vita su di essa con rispetto
- Prenditi la piena responsabilità delle tue azioni
- Dedica una parte dei tuoi sforzi al bene più grande
- Coopera per il benessere dell’umanità3)
1) Per spirito guida si intende il codice morale in connubio con i precetti della propria divinità.
2) Con questo termine si intendono in particolar modo i guerrieri anziani il cui parere deve essere tenuto in grande considerazione.
3) Trattandosi di una traduzione nel linguaggio umano non c’è altro modo di tradurre il concetto: leggi “elfità”.
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